Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Andavamo al cinema

Andavamo al cinema

 

Tutta la differenza, forse, sta in un modo di dire. Allora, e mi riferisco agli anni 60 e settanta, noi bambini o ragazzi, progettavamo i nostri pomeriggi del fine settimana dicendo "andiamo al cinema". Oggi si dice al massimo "andiamo a vedere il tale o il tal altro film". Andare al cinema era un'attività che in certa misura prescindeva completamente dal fatto che sul grande schermo venisse proiettato un film particolare. Si andava al cinema e basta, un po' perché era il modo giusto per ritrovarsi e passare i pomeriggi altrimenti vuoti (le serate c’erano rigorosamente interdette da regolamenti familiari un po' più rigidi di quelli di oggi) un po' perché, in fondo, ogni film era un avvenimento è un'occasione da non perdere. Per capire bisogna fare due conti. In un mese, allora, passava sugli schermi dei dieci cinema bolzanini lo stesso numero di film che oggi ha a disposizione, in una mezza giornata, l'utente televisivo medio sui canali satellitari e del digitale analogico.Cinemaaustralia

Facile capire dunque come il nostro approccio fosse completamente diverso da quello di chi oggi entra in una sala cinematografica solo per soddisfare la curiosità di vedere un film particolare, le novità assolute, le opere di cui si parla.

Allora andavamo al cinema è l’offerta in effetti, anche in una cittadina di provincia come Bolzano, era più varia di quanto non lo sia oggi. Non si trattava però solo di scegliere un film osservando i manifesti colorati che si allineavano sul muro lungo la discesa che dal ponte Talvera conduce verso via Museo, oppure scorrendo con l'indice la programmazione sul quotidiano locale. Scegliere un film voleva dire anche scegliere un cinema, una posizione geografica all'interno della città, un ambiente, il costo di un biglietto, la possibilità di trovarsi a gomito a gomito con persone molto diverse tra loro.Cinematographo

I cinema erano un po' lo specchio della città, nei suoi rioni e nella sua composizione sociale e culturale. Ripercorrerne, su una mappa ideale la storia, i nomi, le caratteristiche vuol dire anche ritrovare in un certo senso una Bolzano che non c'è più, ma che sicuramente è rimasta nei ricordi di chi ha superato da un po' la mezza età.

Per il nostro viaggio all'indietro di mezzo secolo abbiamo scelto, senza un motivo particolare, un sabato di dicembre dell'anno 1962. Inverno alle porte, ma allora lo possiamo giurare, faceva molto più freddo di oggi già sul finire dell'autunno, tempo ideale dunque per passare un paio d'ore all'interno di una delle dieci sale cinematografiche che aprivano le loro porte sulle strade del capoluogo altoatesino. Procederemo in rigoroso ordine alfabetico, elencando sale cinematografiche e film proiettati proprio così come un lettore li avrebbe potuti trovare nella sua ricerca dell'occasione di svago preferita.

 

Cinema Astra – via Milano: "La morte cavalca a Rio Bravo“ (Deadly Companions) 1961 – Western dell’esordiente Sam Peckimpah con Maureen O’Hara e Brian Keith.images

Non sono rimasti molti i bolzanini che possono ricordare di aver frequentato il cinema Astra. Sorgeva all'angolo tra le vie Milano e Palermo e dal suo posto oggi c’è un anonimo condominio che al piano terra offre i servizi di una farmacia. Per chi ha avuto la fortuna di passarvi qualche pomeriggio, tuttavia, l’Astra rappresentava qualcosa di più o di meno, secondo i giudizi, di una semplice sala cinematografica. Era collocato nel bel mezzo del quartiere più popolare e popoloso della città e il pubblico, specie nelle ore pomeridiane del fine settimana, era costituito per la gran parte da ragazzi, per i quali l'andare al cinema rappresentava anche una sorta di sfogo collettivo che sfociava in clamorose e rumorose dimostrazioni ogni volta che, e nei cinema di seconda e terza visione come l’Astra succedeva abbastanza spesso, si verificavano intoppi e difficoltà nella proiezione. Allora lo spettacolo si trasferiva dallo schermo alla platea, che, nel buio dovuto all'interruzione della proiezione, diveniva teatro di schiamazzi e piccole o grandi battaglie,con il lancio tra i vari settori di oggetti più o meno contundenti. Anche quando la proiezione funzionava, era non di rado accompagnata da commenti ad alta voce, che divenivano particolarmente "caldi" nel momento in cui lo schermo offriva quelle scene che allora passavano per essere scene ad alto contenuto erotico e che oggi potrebbero tranquillamente essere proiettate nelle trasmissioni delle reti cattoliche. Il seno abbondante di una maggiorata di Hollywood o le gambe slanciate di una stellina nei film a sfondo storico, sfornati a getto continuo dagli stabilimenti di Cinecittà, bastavano a infiammare il pubblico del cinema Astra, che esprimeva in modo rumoroso e inequivocabile le sue preferenze e i suoi irrealizzabili progetti.

Era lo spettacolo nello spettacolo e che quel cinema in particolare fosse un luogo assai originale lo testimonia anche una leggenda mai del tutto smentita o confermata: quella secondo la quale nei pomeriggi di metà settimana, quando la sala era quasi deserta, soleva andarvi uno dei più noti e apprezzati professori del liceo classico Carducci, tempio del sapere umanistico della città. Il professor Francesco Moggio, la cui originalità era almeno pari alla competenza culturale, entrava, si racconta,  senza pagare e versava l'obolo del biglietto solo all'uscita e solo se il film gli era piaciuto. L'accomodamento era accettato, in via del tutto eccezionale, dai gestori della sala, lusingati probabilmente dalla presenza di un cliente così diverso rispetto a quelli soliti.

Augusteo- via Dante: ”Il falso traditore” spionaggio con Lilli Palmer e William Holden images2

Cambio totale di ambiente di pubblico, di zona della città, nel passaggio tra il l’Astra e il cinema Augusteo che era nato sotto il fascismo come sala per le attività dopolavoristiche e culturali del regime e che, nel dopoguerra, come molti altri beni di questo tipo era stato assegnato a un ente parastatale, l’ENAL, che lo aveva a sua volta affittato a un gestore privato, ben intenzionato a farne la sala cinematografica più elegante della città. Collocato ai margini del centro storico, metteva a disposizione degli spettatori delle prime visioni anche il conforto di un piccolo bar, dove consumare qualcosa in attesa che terminasse lo spettacolo precedente e che gli addetti arieggiassero la sala prima dell'inizio di una nuova proiezione.

Quest'ultimo particolare passaggio ci obbliga a menzionare una delle caratteristiche forse più sgradevoli e stupefacenti per il pubblico di oggi dell'andare al cinema di cinquant'anni fa.

Nei cinema, senza eccezione alcuna, si fumava.

Si fumava senza risparmio e senza rispetto alcuno dei propri e degli altrui polmoni. Si fumava in continuazione, dall'inizio alla fine della proiezione, spegnendo all'inizio le sigarette nei piccolissimi portacenere che erano collocati sullo schienale delle poltroncine. Riempiti quelli, le “cicche" erano schiacciate direttamente sul pavimento, dove restavano a formare un tappeto maleodorante sino al termine della serata. Le sale erano in breve avvolte da un denso fumo, che s’innalzava a velare il fascio luminoso che proveniva dalla cabina di proiezione. C'è da chiedersi come fumatori e non fumatori facessero a sopportare quell'esposizione venefica, quando oggi basta il fumo di una sigaretta accesa all'aperto per dar luogo a reazioni di fastidio.

Si fumava ovviamente anche all'Augusteo, ma sigarette di marca, americane e con il filtro, adeguate allo status degli spettatori medi. Il sabato sera, quando c'erano prime visioni di un certo rilievo, motivi di incontrarvi personaggi illustri della città, con le rispettive consorti, che sfoggiavano qualche pretesa di eleganza. Passata con gli altri beni ENAL allo Stato e donata graziosamente alla Provincia, oggi la sala dell’Augusteo, completamente rifatta, ospita concerti di musica classica.

 

Boccaccio – via Torino: “Solo sotto le stelle”, cinemascope con Kirk Douglastumblr m83fwxh3vu1qkm20po1 1280

 

Il Boccaccio potrebbe essere definito come un cinema di frontiera, a metà strada tra i quartieri più popolari e quelli abitati dalla media borghesia bolzanina, cosa che si rifletteva sia sul suo pubblico sia sulla programmazione delle pellicole. Sorgeva quasi allo sbocco di via Torino su via Roma. Oggi al posto delle poltroncine della sala di proiezione, ci sono gli scaffali, dove si ammassa la merce di un supermercato cinese. Del Boccaccio conservo personalmente  un ricordo del tutto particolare. Ai tempi della guerra del Vietnam, uscì nelle sale un goffo tentativo di Hollywood di contrastare le pellicole critiche sull'avventura militare americana con un film che esaltasse l'eroismo dei combattenti a stelle e strisce. Si chiamava "Berretti verdi" ed era un pasticcio di scarsa levatura nel quale il regista aveva costruito la storia con la stessa sceneggiatura di un western, tanto che ti aspettavi di veder spuntare al fianco dei vietcong gli indiani di Toro Seduto. L'interprete era però uno dei miei idoli giovanili, John Wayne, e non potevo mancare l'occasione. Fuori dal cinema, a volantinare, c'erano gli attivisti della federazione giovanile comunista, con i quali mi misi a discutere cercando inutilmente di spiegare loro che John Wayne era già oltre le ideologie, nel mito. Non ci riuscii. Loro rimasero della loro opinione io della mia.

 

Capitol via- Streiter “I sequestrati di Altona”, drammatico con Sofia Loren e Maximilian Schellimages3

Molte delle considerazioni fatte per l'Augusteo valgono anche per il cinema Capitol, unico sopravvissuto oggi di tutti quei cinema di cinquant'anni fa. Deve questa fortuna un po' alla sua collocazione nel pieno del centro storico e molto al fatto di essere stato rilevato qualche anno fa da un'associazione culturale di lingua tedesca, il Filmclub, che, con molta passione, ma anche con molti finanziamenti pubblici, lo ha trasformato in una piccola multisala. Mezzo secolo fa era comunque uno dei cinema più eleganti che proponevano i film di prima visione.

 

Concordia – Corso Italia: ”Exodus”, storico con Paul Newmanimages4

Il Concordia è stato probabilmente il più noto e il più longevo tra i molti cinema parrocchiali esistenti ha Bolzano e dintorni. Un breve elenco ci fa ricordare il Cristallo di via Dalmazia annesso alla parrocchia di Regina Pacis, per lunghi anni utilizzato come struttura produttiva dalla RAI di Bolzano ed oggi trasformato in centro culturale, il Don Bosco di via Cagliari, il Costellazione di Oltrisarco, il Sole di Laives, lo Stella di Appiano. Un circuito parallelo a quello dei cinema tradizionale, con sale che si prestavano non di rado anche ad ospitare gli spettacoli delle numerose compagnie filodrammatiche che a quel tempo agivano sul territorio altoatesino. Per il Concordia, che per un certo periodo, in coincidenza con l'indisponibilità della sala teatrale di Gries, ospitò anche gli spettacoli del teatro stabile, la fine è stata particolarmente amara. Chiuso dai frati domenicani che ne sono proprietari nell'ambito di un progetto edilizio piuttosto ambizioso, poi tramontato, rimane vuoto ed inutilizzato nonostante tutti i tentativi di riportarlo in vita.

 

Corso – Corso Libertà: “Le quattro giornate di Napoli” guerra, di Nanni Loy. images5

 

Arrivati nel nostro elenco al cinema Corso, il rimpianto nel ricordare si trasforma in rabbia. Un piccolo gioiello architettonico perfettamente inserito nell'architettura della strada e della zona Una facciata esterna ingentilita da alcune colonne, un ampio ingresso dominato da una scalinata marmorea che conduceva alla sala con una platea e alcuni ordini di palchi. Un cinema teatro che nel dopoguerra aveva ospitato a Bolzano anche diverse rappresentazioni del neonato Teatro Stabile, con il Carrozzone di Fantasio Piccoli. Il gestore Giuseppe Sfondrini, storico esponente del socialismo altoatesino, non disdegnava tuttavia di accogliervi anche, alla fine degli anni 60, i complessi musicali che andavano per la maggiore. L'aver permesso che un costruttore edile lo comperasse e lo demolisse, per edificare al suo posto un anonimo accumulo di cubatura oggi peraltro quasi del tutto inutilizzata è uno dei più gravi peccati, che devono essere addebitati alla classe politica che ha governato il Comune di Bolzano.

 

Druso - viale Druso: “Il kentuckiano” con Burt LancasterThe Kentuckian poster

 

Anche questa sala fu realizzata durante il ventennio, come parte integrante dell'edificio che accanto al ponte Druso ospitava la Gioventù Italiana del Littorio. Un complesso architettonicamente pregevole che, al contrario di quel che è avvenuto per il cinema Corso, è stato in parte salvaguardato e oggi è compreso nella struttura che ospita l’EURAC. Il Druso non fu mai un cinema da prime visioni e negli ultimi anni della sua esistenza, fu riconvertito in sala a luci rosse.

 

Eden – via Leonardo da Vinci: “ di Gli artigli invisibili del dottor Mabuse” (film in lingua tedesca)images6

 

 

Per molti anni la piccola sala del cinema Eden è stata l'unica a proporre film in lingua tedesca per la popolazione di Bolzano. Poi con un cambio di gestione e un accurato restauro è divenuta una delle sale preferite da molti bolzanini di anche se di dimensioni spesso insufficienti ad accontentare tutti gli spettatori. Pochi anni fa la chiusura definitiva e le polemiche per il mancato intervento pubblico a sostegno di una struttura sicuramente importante.

 

Roma – via Cappuccini: “Totò di notte”.

 

Con il genio istrionico di Totò stiamo per chiudere il nostro itinerario nel tempo e nello spazio, alla ricerca dei cinema perduti di Bolzano. Il Roma si affacciava sulla strettissima via Cappuccini ed era anch'esso una sala di seconda categoria, di quelle che, approfittando del fatto che allora la televisione centellinava il film con il contagocce, offrivano, ad esempio nei mesi estivi, delle repliche a tema dedicate ciclicamente alla fantascienza, piuttosto che al western, ai film di guerra o di avventura. Il Roma rientra, sia pur per poco, anche nella storia degli avvenimenti politici altoatesini, avendo ospitato alcuni congressi della SVP. Congressi dell'epoca eroica, che si svolgevano a porte chiuse, costringendo cronisti e informatori della polizia politica a lunghe attese sul marciapiede antistante, per conquistare qualche frammento di notizia. Chiusi i battenti, il Roma è rimasto a lungo deserto, poi demolito e acquistato, come quasi tutte le altre sale, dalla Provincia. Oggi è un centro culturale.loc7

 

Finisce a questo punto il nostro “andare al cinema” in quel pomeriggio d’inizio dicembre del 1962. Un itinerario tra sale fumose e pellicole d’antan, nella nostra memoria e nei nostri ricordi.

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