Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

I lunedì della politica

A spasso con la politica

 

Questo è un itinerario tra i luoghi deputati all'esercizio dell'arte politica in quel di Bolzano. Difficile che una guida lo proponga mai a un gruppo di distratti turisti. Potrebbe interessare al massimo a qualche vecchio mestierante dei consigli comunali di un tempo o a qualche giornalista in disarmo, che si lasci trasportare dai ricordi e dalla nostalgia.

Ci sono tuttavia dei luoghi, nella città, dove si sono scritte le pagine più o meno gloriose di una storia che attraversa tutta la seconda metà del Novecento, per concludersi all'alba del nuovo millennio.

Il luogo da cui partire, per questo stralunato itinerario, non può essere che un cortile, separato da un passaggio ad arco dalla parte terminale della stretta via Isarco, quasi alla confluenza con piazza Verdi. Un cortile ingombro, ieri come oggi, di auto, motorini, biciclette.sito 059 Sul fondo una piccola scala conduce al portone e all'ingresso di quella che, per decenni, è stata la sede del maggior partito italiano dell'Alto Adige: la Democrazia Cristiana. Dietro la porta un dedalo di locali, molti dei quali apparentemente abbandonati e occupati da cartoni ricolmi di avanzi di antichi convegni e ancor più antiche battaglie elettorali. Le uniche stanze a essere utilizzate stabilmente erano quelle della segreteria e l'ufficio che competeva di diritto al segretario provinciale di turno. È in fondo al corridoio un grande stanzone, ingombro di tavoli e sedie e nel quale, il lunedì sera, si celebrava il rito della direzione provinciale della Dc. Era, assieme a riunioni ancor più plenarie, il momento cruciale dell'attività politica di quei tempi e non solo per gli uomini dello scudo crociato.

 

Il racconto impone a questo punto una corposa diversione. A quei tempi un po' tutti i partiti, a Bolzano, celebravano, tra il tardo pomeriggio e la serata del lunedì, il rito quasi obbligatorio della riunione di vertice. Una scelta di calendario obbligata per impostare il lavoro e le decisioni di tutta la settimana, ma anche per godere della presenza e dell'autorevolezza di quegli esponenti che, nella stessa serata, sarebbero partiti per la capitale, vincolati com’erano dagli impegni parlamentari o di altro genere. Ad aprire le danze nel primissimo pomeriggio del lunedì, la Suedtiroler Volkspartei, che riuniva la sua direzione, o nei casi di maggior rilievo, l’Auschuss, parlamentino composto di un centinaio di esponenti provenienti da tutta la provincia. Raramente però le riunioni della Stella Alpina si prolungavano oltre il tardo pomeriggio e si chiudevano proprio mentre iniziavano quelle degli altri partiti. Per la Dc l'orario fissato invariabilmente era quello delle diciotto ed anche qui la chiusura avveniva raramente dopo le venti. Per chi doveva partire per Roma, c'era appena il tempo di passare a casa, a salutare la famiglia, recuperare la valigia e presentarsi verso le 22 sul marciapiede del binario 6 alla stazione ferroviaria, dove attendeva il notturno per la capitale, con le due carrozze di vagone letto. Deputati, senatori, consiglieri di stato si preparavano così al riposo notturno, mentre in città erano ancora in corso le riunioni dei partiti che non avevano orari ferroviari da rispettare o che, pur avendole, si erano regolati diversamente. I "romani" sarebbero rientrati alla base, in ordine sparso, nel fine settimana portando con sé le novità politiche nazionali e le decisioni prese sulle cose altoatesine nelle aule parlamentari, negli ambienti di governo, nelle famose e famigerate commissioni dei sei e dei dodici.

 

Lasciamo, però i politici viaggiatori alle loro trasferte e torniamo alla nostra visita virtuale ai luoghi che videro, in quegli anni ormai lontani, le loro gesta. Eravamo rimasti nella sede democristiana, è quel grande salone adibito a ospitare riunioni e dal quale si accedeva ancora ad altri locali, uffici di segreteria o riservati a personaggi di rilievo del partito. Un bel po’ di spazio, tanto da permettere, quando la Democrazia Cristiana morì e sulle sue ceneri nacquero il Partito Popolare e il Centro Cristiano Democratico di Casini e di Mastella, di dividere in due la vecchia sede e di inaugurare così una convivenza non si sa quanto forzata tra le due formazioni politiche. Non poteva durare e non durò. I locali di via Isarco furono abbandonati e gli eredi di Degasperi iniziarono lunghe migrazioni attraverso i quartieri cittadini e i cambi di simbolo e di nome.

Per sapere com’è finita, almeno parte di questa storia, occorre però raggiungere la seconda tappa del nostro itinerario. Il percorso è brevissimo, pochi passi appena per arrivare in piazza Domenicani. Di fronte all'antica chiesa e di fianco all'edificio che ha auspicato per decenni il liceo classico di Bolzano, c'è la casa che da sempre è stata sede del Partito Comunista Italiano, fin che esso è esistito, e poi delle varie formazioni nelle quali la maggior forza della sinistra si è tramutata. sito 058La targa sulla porta, perduto il ricordo della falce e del martello di un tempo, ha ospitato la quercia del Partito Democratico della Sinistra, il logo dei Democratici di Sinistra e infine, ai giorni nostri, il tricolore stilizzato del Partito Democratico. Si è compiuta così la sintesi politico-immobiliare tra comunisti e cattolici. Gli eredi di della DC, abbandonato il sicuro rifugio di via Isarco e completato il pellegrinaggio tra varie sedi in tutta la città, sono approdati alla vecchia "casa" comunista facendola propria. Un compromesso storico in chiave urbanistica, che dimostra, se non altro, come le vecchie strutture del partito di Togliatti e Berlinguer siano riuscite a superare il tempo meglio di quelle dello scudo crociato.

Di fronte alla complessa storia dei partiti italiani, quella della SVP brilla per linearità, tanto dal punto di vista politico che da quello immobiliare. Il simbolo, quello della stella alpina, e il nome non sono mai cambiati e le sedi storiche del partito sono in tutto tre. La prima, quella forse storicamente più famosa, perché utilizzata negli anni del grande scontro con Roma, delle bombe, del “Los von Trient”, era situata nel quartiere di Gries. Nei locali di Villa Brigl, all’angolo tra via Diaz e via Manci, aveva esercitato le sue sinistre funzioni, sino al maggio del 1945, il tribunale speciale istituito dai nazisti per giudicare i colpevoli di opposizione all'occupazione scattata con l'8 settembre 1943. Terminata la guerra, la villa divenne la sede del neonato partito di raccolta dei sudtirolesi. DSCF1662Era l'edificio che fu anche perquisito dalla polizia alla ricerca di prove dei collegamenti tra i politici e i bombaroli. Nelle vie adiacenti, la polizia, usando i metodi spicci di allora, bloccò più di una volta le manifestazioni degli studenti italiani. Negli anni '70 villa Brigl fu demolita per lasciar posto a un moderno condominio e ad un  distributore di benzina e la SVP si trasferì nel centro storico, in una serie di locali situati al primo piano di un condominio che si affaccia sulla galleria Vintler. C'era indubbiamente, la soddisfazione di non dover più mettere come indirizzo quello di una strada intitolata ad Armando Diaz, comandante dell'Italia vincitrice nel 1918, ma la sede non era molto comoda e man mano che il partito è la provincia che amministrava, crescevano in forza e ricchezza, l'esigenza di una "casa" più comoda e irraggiungibile si faceva più forte. Si arriva così alla sistemazione attuale. L'indirizzo, via Brennero, è politicamente più che corretto, la sede è moderna con uffici e sale riunioni abbastanza vaste da poter ospitare senza difficoltà anche il parlamentino di oltre 100 membri che è periodicamente convocato per sbrogliare le questioni di maggior importanza e complessità. La sede, poi, è situata proprio al centro del piccolo quartiere di Dodiciville, che negli ultimi vent'anni assieme a quello dei Piani ha finito per accogliere tutti i palazzi dell'amministrazione provinciale e quelli delle associazioni di categoria che da essa dipendono finanziariamente e fisiologicamente. Una concentrazione sicuramente funzionale a un disegno di potere e di stretto controllo politico, anche se indubbiamente devastante per l'urbanistica e la vivibilità di una città come Bolzano, che già soffre storicamente del fatto di avere un centro storico posto ai margini dell'abitato.sito 064

 

Per riprendere il filo del nostro percorso tra gli indirizzi politici del tempo che fu, dobbiamo questo punto varcare il ponte Talvera e addentrarci in quello spicchio di città che, nel ventennio, fu realizzata dagli architetti del regime. Non a caso, sicuramente, vi troviamo le memorie della destra italiana. L'indirizzo più famoso sulle cronache dei giornali e a volte anche sui verbali della squadra politica della questura, è quello di via Locatelli. Qui per decenni arse la fiamma del Movimento Sociale Italiano. Un seminterrato più che modesto nella struttura, ma collocato sicuramente in maniera strategica. Bastava varcarne l'uscio e risalire sulla strada per trovarsi all'ombra del Monumento alla Vittoria, simbolo, per i missini e i loro seguaci, dell'italianità dell'Alto Adige. Pochi passi ancora ed era raggiunta piazza della Vittoria dove, ogni anno, il 4 novembre Giorgio Almirante veniva a celebrare, sul calar della sera, davanti ad una selva di tricolori, il rito del patriottismo senza cedimenti. Seguiva inevitabilmente la breve marcia, alla luce delle fiaccole, sino al monumento.

Tre stanze in tutto, le cui pareti hanno visto i tonfi e i trionfi dell’epopea missina ed anche qualche episodio un po’ più oscuro. Qui, nel giugno del 1991, gli agenti inviati dalla Procura della Repubblica di Roma buttarono tutto all’aria per cercare le armi che, secondo il memoriale scritto da un ex attivista, erano nascoste nel bagno. Non trovarono nulla. Molte altre volte la polizia restava invece fuori dalla sede, per proteggerla durante le manifestazioni di studenti e operai.

Così, senza grandi variazioni, per decenni, nei tempi bui dell'emarginazione politica e in quelli più felici del grande successo elettorale. Tutto comincia ad andare a rotoli, paradossalmente, nel momento in cui, spenta la fiamma, il vecchio partito cambia pelle per approdare, grazie a Silvio, ai fasti del governo. Iniziano le liti e le scissioni. La concorrenza diventa pressante. Se quella del piccolo partito liberale, ospitato anch'esso per decenni in una sede sul lato opposto di piazza Vittoria, era parsa risibile, più minaccioso sembra invece l'apparire di una bandiera, quella di Forza Italia, esposta proprio a una finestra sovrastante la vecchia sede missina di via Locatelli. Più che un annuncio di vittoria, sembra un presagio di sventura. Succede così che l'eredità del vecchio Movimento Sociale si disperda e che anche l'affitto della sede storica divenga un peso troppo grande da sostenere. L'ultimo slogan che vi compare è: affittasi.

Una fiamma che però non vuole spegnersi. E così, a pochi giorni di distanza dalle elezioni provinciali, i fuorusciti "duri e puri" di Unitalia annunciano con sadica soddisfazione di aver riaffittato i locali e vi espongono le loro insegne. La storia continua...sito 055

 

Il nostro percorso, invece, è sul punto di concludersi. Non così evidentemente l'elenco delle sedi in cui si è fatta e si fa politica Bolzano ma, a parte quella veramente storica che ospita in via Roma i socialisti sin dai tempi di Nenni e Pertini, si tratta di un indirizzario che dice assai poco sia sul piano della memoria storica che su quello del significato politico.

È inevitabile che sia così. In tempi recenti i partiti, a Bolzano come altrove, con qualche eccezione di cui diremo, hanno smesso di essere luoghi ideali di elaborazione delle strategie politiche e delle analisi della realtà sociale. Si sono dissolti come neve al sole nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica e oggi non sono che degli anemici zombies, che vengono rianimati con qualche iniezione di denaro e di comparsata e di qualche esponente di caratura nazionale nell'immediata vigilia delle consultazioni elettorali. A urne chiuse, che si vinca o che si perda, sono ricacciati nei loro loculi. In quest'ottica le sedi di partito servono a poco e non contano nulla. La politica, ammesso che di politica si tratti, si fa altrove: nelle stanze pagate col pubblico denaro dei gruppi consiliari e soprattutto nelle segreterie particolari degli assessori e dei sindaci, dove le macchine elettorali funzionano a pieno ritmo già dal giorno successivo a quello delle elezioni.

In controtendenza alcune forze politiche che hanno mantenuto a lungo un diverso rapporto con i loro iscritti. La SVP sicuramente, anche se negli ultimi anni la tendenza a spostare i centri di potere verso i palazzi provinciale si è fatta irresistibile ed anche il congresso annuale ha smesso di essere un momento di dibattito politico per diventare una parata preelettorale che dura poche ore e il cui copione è già scritto in precedenza.

 

Sulla mappa di Bolzano, le sedi di partito sono scomparse o sono divenuti evanescenti come simboli che le identificavano. Forse è un passaggio inevitabile verso la politica del futuro, ma per ora sta producendo solo disaffezione e assenteismo.

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