Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Cadorna

Via Cadorna

A Bolzano, come sicuramente in centinaia di città e paesi d'Italia, c'è una strada intitolata a Luigi Cadorna.036bis È una strada diritta e larga, sulla quale si affacciano gli edifici del Comando truppe alpine, poi alcune delle più importanti e frequentate scuole superiori della città e infine le case di abitazione.85px-Cadorna1

Bolzano ha dunque ritenuto, molti decenni or sono, di dover dedicare una strada a uno dei personaggi più discussi e controversi della storia italiana del Novecento, comandante del Regio Esercito dallo scoppio della prima guerra mondiale sino alla disfatta di Caporetto, quando, su pressione fortissima degli alleati francesi e inglesi, il Re e il Governo  furono costretti a sollevarlo di peso dal suo incarico.

Qualche tempo fa, un noto scrittore, Ferdinando Camon, ebbe a scrivere della propria indignazione per la presenza in Italia e nel Triveneto soprattutto, di tante vie, di tante piazze e anche di qualche monumento intitolati a un personaggio che forse in tempi e circostanze diverse sarebbe finito davanti ad un tribunale come criminale di guerra. Il suo appello fu raccolto da ben poche amministrazioni, lo fece meritoriamente quella di Udine, e gli valse, di contro, il prevedibile bombardamento di contumelie e minacce di denuncia da parte di sedicenti tutori dell'onore italico.

A Bolzano nulla di tutto ciò. 800px-Soldat italien sur le Carso en 1917La questione Cadorna fu appena sollevata dai circoli della destra sudtirolese e quindi immediatamente archiviata come l'ennesima provocazione ai danni dell'italianità oppressa. La lunga strada, dove ogni mattina passano studenti e professori, continua a essere intitolata al generale Luigi Cadorna, colui che rifiutò di assumersi anche in minima parte la responsabilità del tracollo di Caporetto, scaricando ogni colpa sulla viltà, diceva, dei suoi sottoposti e soprattutto dei suoi soldati. Per farli combattere meglio, d'altronde, aveva escogitato rimedi drastici come quello delle "decimazioni", che mandavano al creatore un soldato su dieci, scelto a caso, dei reparti considerati indisciplinati o troppo poco bellicosi.

Non è facile farsi un'idea precisa della personalità di questo generale e della serie di atrocità che durante il suo comando ebbero luogo tra le nostre forze armate. La pubblicistica sulla "Grande Guerra" è pressoché sterminata. 561px-An Italian advance in difficult conditionsCi sono case editrici che vivono solo pubblicando libri, nei quali gli avvenimenti di quegli anni tragici sono sviscerati sino nei dettagli più riposti. Le operazioni belliche sono ricostruite ora per ora, come in un rapporto da stilare per lo stato maggiore. Delle armi e delle fortificazioni di allora si conoscono anche i minimi particolari. Più difficile, stranamente, trovare tracce evidenti della spaventosa violenza esercitata, non verso il nemico che sparava dalle trincee contrapposte, ma sui soldati della propria parte.

Vi era, negli alti comandi italiani, l'ossessione per una disciplina ferrea che impedisse rivolte e sommosse, la caccia spietata ai sovversivi, i socialisti, considerati molto più pericolosi del nemico austroungarico, il totale disprezzo per la vita umana e per le condizioni in cui i soldati si trovavano a dover vivere e combattere nella prima grande guerra moderna, alla quale loro, come del resto i loro ufficiali e i loro generali, erano giunti totalmente impreparati.

Sono gli autori stranieri, gli storici inglesi soprattutto, ad aver raccontato sulla grande guerra, sul fronte italiano e sul generale Luigi Cadorna che la condusse per gran parte del tempo, una verità molto diversa da quella contenuta negli annali delle nostre forze armate e nei libri di storia che passano per le scuole. Una verità che racconta di un uomo assolutamente tetragono a qualsiasi tipo di critica, abituato a ottenere un'ubbidienza cieca da tutti i sottoposti, che rimuoveva dagli incarichi a ritmo vertiginoso scaricando su di essi ogni colpa e ogni responsabilità. Cadorna1916Un generale abituato a ragionare solo in termini di forza bruta, che mandò al macello sul fronte dell'Isonzo un'intera generazione di italiani, ignorando ogni consiglio di prudenza e di maggior flessibilità. Dopo il disastro di Caporetto fu rimosso dal suo incarico e messo in disparte, ma per poco. A riabilitarlo e consacrarlo come un eroe, fu ovviamente  il fascismo di Mussolini.

Da allora le strade e le piazze intitolate al generale si sono moltiplicate e guai a chi osa ricordare l'appellativo di “macellaio” che gli avevano già dato i suoi soldati in quegli anni tremendi. Rischia ancor oggi la denuncia da parte di suscettibili eredi o di immancabili vestali dell'onore patrio.

C'è da credere purtroppo che anche le riflessioni che si accompagneranno all'ormai prossimo centenario della grande guerra, poco aiuteranno a far luce sui delitti impuniti commessi dagli alti gradi militari durante quel conflitto, in Italia come altrove.,Le commemorazioni e gli inni nazionali, gli alzabandiera e lo sventolare dei labari degli ex combattenti, gli onori ai caduti e la retorica nazionalista, faranno facilmente schermo a una realtà forse poco gradevole ma su cui sarebbe necessario far soffermare soprattutto i giovani.

E invece gli studenti di Bolzano continueranno a percorrere ogni mattina, per recarsi a scuola, la via intitolata a Luigi Cadorna.

 

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