Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

I gas proibiti

I gas proibiti

 

Sono passati quasi ottant'anni dalla campagna rapida e vittoriosa con la quale, nel 1936 l'esercito di Mussolini piegò la resistenza degli etiopici e consegnò così al Re Vittorio Emanuele III di Savoia il titolo di imperatore.

Sono passati invano, se, nonostante le polemiche durate decenni, le minacce di denuncia, gli insulti, ad onta di una dichiarazione ufficiale e definitiva del Governo italiano, che ha ammesso che durante quella guerra furono usati in gran copia alle nostre forze armate i gas tossici, ancor oggi il parlarne suscita reazioni fra l'indispettito e inviperito.425px-La Domenica del Corriere 1936 december 27

È una delle tante sfaccettature del mito degli "italiani brava gente".

Tempo fa sul giornale "Il Fatto Quotidiano" è comparso un articolo nel quale viene intervistato un ricercatore italiano che si sta occupando di scavare in quei remoti avvenimenti.

Eccone un brano:

" Matteo Dominioni è un affermato storico e ricercatore, che proprio in questo momento sta lavorando a un libro sull’uso dei gas in Etiopia. Un’opera che si andrebbe ad aggiungere alle sue numerose pubblicazioni sul tema, fra cui certamente primeggia il titolo Lo sfascio dell’impero (Laterza 2008), principalmente incentrato sulla strage di Zeret: uno fra i massacri più efferati dell’occupazione dell’Etiopia. Un testo di grande valore intellettuale, anche testimoniato dalla prefazione del noto studioso Angelo Del Boca.

“Vorrei che si capisse – afferma Dominioni – perché l’Italia ha per lungo tempo rimosso dalla memoria il periodo delle conquiste coloniali. Si deve considerare che gli archivi dell’epoca sono stati resi consultabili solo dal 1996, quando il generale Corcione, al tempo Ministro della difesa, ammise l’uso dei gas in Africa e anticipò di qualche anno la possibilità di accesso ai documenti fino a quel momento secretati come dati molto sensibili, e quindi teoricamente consultabili solo con settanta anni di distanza dai fatti”.

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Il tema è l'approccio sono sicuramente interessanti ma ancor più significativo e il tenore dei commenti che compaiono sul sito Internet de "Il Fatto" in calce all'articolo stesso. Eccone alcuni:

1) non ho capito il senso dell'articolo. Comunque chiederei a Spagna e Austria di darci un sacco di soldi visto che ci hanno occupato per secoli!

2) "Siamo stati", appunto.una settantina di anni fa, qualcosina di più. Poi?
ripeto, domanda a cui ancora nessuno ha risposto: i governi locali che sono venuti dopo, cosa hanno fatto di tanto meglio?
e prima, stavano bene, erano ricchissimi e felicissimi?
ci dicano poi i signori dell'articolo se noi andiamo in Etiopia senza documenti ci accolgono a braccia aperte?!"

3) Ecco l ennesima proclama pro africa....quindi noi dovemmo chiedere i danni ai borboni?? La smettimo con sta storia?? E allora i giapponesi con l locausto nucleare dell america dovrebbero chiedere danni vita natural durante per l eternkta'"

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Questi i fatti, questi i commenti. Anche tenendo conto dell'attitudine alla provocazione di strani personaggi che si aggirano fra le pagine dei siti Internet, non si può non considerare con preoccupazione il fatto che fra coloro che frequentano le colonne di un giornale come "Il Fatto" si nascondano tanti personaggi la cui reazione di fronte ad una sia pur sgradevole verità storica, è ancora quella dell'ottusa negazione, del "parliamo d'altro", del ribaltamento delle accuse.

È il risultato di decenni di mistificazione, di falsificazioni storiche, di silenzi colpevoli.

Se a qualcuno poi venisse in mente di liquidare la questione come una diatriba fra ricercatori storici, pensi agli effetti disastrosi che questo modo di pensare proietta su problemi di bruciante attualità, come quello dell'immigrazione da quegli stessi paesi dell'Africa, nei quali abbiamo lasciato così tremende tracce.

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