Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Italiani in guerra

Italiani in guerra

 

Il Vietnam al cinema. Fra due film come "Berretti verdi", nel quale il sempiterno John Wayne combatteva i vietcong con lo stesso piglio e la stessa sceneggiatura dei suoi tanti western, e "Apocalipse now" ci sono ben pochi elementi di contatto. Uno, se vogliamo elementare, però esiste. In tutte e due le storie i soldati americani combattono, vengono feriti, uccisi, ma a loro volta uccidono, vlcsnap3175147

distruggono, infliggono ferite durissime al nemico. Un elemento, questo, che possiamo ritrovare più o meno accentuato in quasi tutti i film di guerra girati, non solo in America ma anche in Inghilterra in Germania, ovunque. Con una beata eccezione: l'Italia.

Se ci si riflette, sono rari, quasi inesistenti i casi di pellicole cinematografiche, ma anche di racconti o romanzi, nei quali i soldati italiani impegnati in guerra vengono raffigurati mentre, come tutti i soldati in quelle circostanze,uccidono, distruggono, infieriscono su nemici e civili.

Un esempio.

Uno dei libri più noti e celebrati delicato all'epopea degli alpini italiani in Russia è sicuramente "il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern. Un lavoro che esplora in modo realistico e poetico al tempo stesso la vicenda interiore di un soldato che supera l'inimmaginabile per poter tornare alla sua casa. Nel libro c'è tutto, la morte e la sofferenza, la passione e la fratellanza tra commilitoni. Resta sullo sfondo, appena accennato, il motivo per il quale quel soldato si trova ad un certo punto della sua vita migliaia di chilometri all'interno del pianeta Russia. I nemici ci sono, appaiono e scompaiono come fantasmi nella grande pianura coperta di neve, ma la guerra, quella fatta di quotidiana ferocia e disumana voglia di uccidere, quella fatta di distruzione e annientamento, non c'è.index

Le grandi opere italiane dedicate agli anni di guerra presentano tutte, più o meno, lo stesso livello di rimozione, non si sa bene se conscia o involontaria. Pare quasi che a rappresentare il soldato italiano mentre fa quello che tutti i soldati fanno, da che mondo è mondo, quando vanno in guerra, costituisca un tabù insuperabile.

I soldati americani, russi, tedeschi sparano, attaccano alla baionetta, uccidono, a volte stuprano, incendiano case, bombardano città. I soldati italiani restano feriti e muoiono, soffrono le pene del corpo e quelle dell'anima. Per loro la guerra è una sorta di grande espiazione collettiva. Ne patiscono le conseguenze ma a quanto pare non la fanno mai.

Abbiamo fatto un esempio ma l'elenco potrebbe essere quasi infinito. La letteratura sulla prima guerra mondiale é ampia e comprende opere di grande valore letterario, come anche quella sull'ultimo conflitto. Tra le opere cinematografiche basterebbe citare "La grande guerra" di Monicelli o il più recente "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores. Stupendi film, libri che sono divenuti dei classici come "Un anno sull'altopiano" di Emilio Lussu , ma i soldati in grigio verde raramente combattono, e ancor più raramente uccidono, a volte non sparano neppure un colpo di fucile. Eppure che la guerra combattuta dai nostri sia stata anche altra cosa rispetto a ciò che viene narrato è indubitabile.

Guerre dichiarate, tra l'altro, guerre di aggressione come quelle del fascismo, con i soldati italiani lanciati a conquistare paesi che nulla ci avevano fatto, come la Grecia nel 1940. Guerre coloniali nelle quali il superiore armamento e l'utilizzo criminale di strumenti di guerra proibiti come i gas tossici, ci permise di occupare nazioni lontane. Guerre ideologiche come quella combattuta in Spagna accanto ai ribelli golpisti del Generalissimo Franco. Guerre feroci, sempre, da ambo le parti ed una delle parti era inevitabilmente la nostra.

Una singolare omissione che si estende anche all'universo dei fumetti per ragazzi. Quando ero giovane, andava per la maggiore una serie intitolata "Collana Eroica". Nulla di molto intellettuale o di straordinariamente ben disegnato. Storie di guerra, ambientate nel secondo conflitto mondiale. Aviatori, fantaccini o marinai inglesi, tedeschi, americani, russi o giapponesi. Italiani mai.Lussu

Non ci vuol molto, in verità, per capire i motivi di questa singolare rimozione collettiva. Essa non è altro che uno degli elementi costitutivi del mito degli "italiani brava gente", che ha permesso all'italica stirpe di esercitare in massimo grado la pratica dell'autoassoluzione da qualunque peccato commesso con o senza le armi in mano. Raccontare sulla pagina scritta o far vedere nella finzione cinematografica i nostri soldati mentre facevano il loro dovere di soldati avrebbe strappato quel velo ipocrita che avvolge una parte non raccontata, o non raccontata a sufficienza, della nostra storia.index1 E così andiamo al cinema per emozionarci e inorridire al tempo stesso quando il regista Spielberg ci racconta, nei primi 15 minuti di "Salvate il soldato Ryan”, il macello dello sbarco in Normandia. Così leggiamo ancora oggi con emozione le pagine di "All'ovest niente di nuovo", oppure entriamo trattenendo il fiato sulla scena del massacro in Cecenia con Nikolaj Lilin.

Tutto questo va bene sino che ad agire sono altri. I nostri militari sono impegnati solo e sempre in missioni di pace, costruiscono scuole ospedali e portano da mangiare ai bambini. Nemmeno nei servizi dei telegiornali è permesso ricordare che sono sul posto anche per combattere, che hanno dei nemici e che se necessario, sia pur senza gioia, quei nemici finiscono nel mirino dei nostri fucili e dei nostri cannoni e vengono uccisi e feriti.il leone del deserto

C'è stato un film, in verità, del quale soldati italiani furono impietosamente ritratti durante la campagna di repressione durissima della resistenza alla colonizzazione della Libia. Il film fu finanziato dagli stessi libici e si intitola "Il leone del deserto". Qui gli italiani combattono, uccidono, e alla fine il principale esponente della guerriglia, Omar El Muhktar, viene giustiziato. Per moltissimi anni la proiezione di questa pellicola è stata proibita nel nostro paese. Era considerata lesiva dell'onore delle nostre forze armate.

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