Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Euregio

Arrivano ospiti?

Tira fuori l'Euregio!

 

C'era una volta l'ARGE ALP. E c'è ancora, a dire il vero, anche se non so proprio se quelli tra i miei cinque lettori che non hanno superato il mezzo secolo di vita ne abbiano sentito parlare negli ultimi anni.

Nacque, questa comunità delle regioni alpine, nel 1972 quasi in contemporaneità con il secondo statuto di autonomia, con il quale condivideva indubbiamente il sogno di rappresentare la rottura definitiva con un passato di rancori e di scontri e di proiettare in una futura Europa delle regioni (già, se ne parlava anche allora) lo sforzo comune dei territori affacciati sulla catena alpina.1Arge Alp

Per qualche anno fu quasi un delirio politico. Sull'ARGE ALP si proiettavano le speranze e le ambizioni di presidenti e assessori che, per qualche giorno ogni anno, potevano illudersi di far veramente politica estera, di intrecciare rapporti alternativi a quelli che legavano i fratelli maggiori dei governi nazionali.

Dalle nostre parti l'esaltazione era particolarmente vivace. A Bolzano perché consentiva di ricondurre a un quadro più o meno istituzionale la voglia a lungo repressa di intrecciare contatti con i fratelli separati a nord del Brennero. A Trento perché da quelle parti ogni aggancio sia pur labile a un quadro sovranazionale che possa fornire giustificazioni all'esistenza di un'autonomia anche nel Trentino, viene afferrato con una voluttà spesso superiore alle reali dimensioni del fenomeno.

E dunque, si andava migrando da una regione all'altra per vertici sempre più affollati di partecipanti, anche se poveri, di regola, di risultati concreti. Si approvavano mozioni, si commissionavano studi sulle reciproche affinità e sulle inevitabili diversità, venivano magnanimamente bandite borse di studio e varati programmi di collaborazione nei campi più disparati: dalla musica tradizionale alla zoologia.

Era una pacchia anche per i giornalisti delle testate locali, che, nei primi anni soprattutto seguivano incontri al vertice con la sensazione di dover testimoniare lo svolgersi di avvenimenti che sarebbero rimasti incardinati nella storia.

Gli anni trascorrevano, tra un vertice e l'altro, e qualche dubbio cominciava ad affiorare. Perplessità che, per ciò che mi riguarda personalmente, divennero certezze quando il valico del Brennero, all'incirca a metà degli anni 80, cominciò a essere teatro di quella guerra, incruenta ma non per questo meno rabbiosa, combattuta a suon di blocchi e di dispetti reciproci tra Austria e Italia sul problema del transito dei mezzi pesanti. Questione delicata, sulla quale pesavano importanti interessi economici, ma condizionata anche dalla nascente coscienza ecologica di molti abitanti delle vallate alpine.riunione-arge-alp-a-galtuer

Finalmente un tema robusto, sul quale la solidarietà più che decennale costruita tra le varie regioni alpine, dalla Baviera alla Lombardia, avrebbe potuto misurarsi per trovare soluzioni concordate, ragionate, condivise. Ricordo i giorni piovosi di un vertice, l'ennesimo, svoltosi in territorio bavarese, in una Garmisch fuori stagione. Tanti discorsi e la desolante conclusione. I padroni di casa mandavano tutti a farsi benedire ricordando che un conto era riunirsi per discutere del sesso degli angeli e un altro pretendere che loro sacrificassero i propri robusti interessi economici per salvaguardare bronchi e polmoni dei vicini tirolesi. Una posizione davanti alla quale tutto il resto della compagnia si presentava in totale reciproco disaccordo.arge-alp-logo

Tramontava così il sogno di fare della comunità delle regioni alpine un soggetto politico vero e proprio. L'ARGE ALP è sopravvissuta a se stessa, ma solo perché manca il coraggio di decretarne ufficialmente il decesso. Il suo declino però coincide significativamente con l'affermarsi di un'altra utopia terrena: quella dell'Euroregione, che, nel nostro caso assume le sembianze della cosiddetta Euregio Tirolese. Anche qui, in apparenza, si tratta di una riproposizione del vecchio schema. Regioni diverse, appartenenti a Stati differenti, con un regime politico e giuridico differente, si ritrovano per compiere assieme un tratto del cammino che conduce verso l'unità europea. Stavolta però la comitiva è ristretta e l'ingresso è consentito solo a chi possa vantare quarti di nobiltà storica nel segno dell'antico Tirolo. L'idea, in quel di Bolzano, comincia a circolare alla fine degli anni 80, con prevedibile entusiasmo tra i partigiani della riunificazione tirolese e con altrettanto prevedibile sdegno del nazionalismo italiano che stenta ancora a digerire il completamento del secondo statuto e già si trova a dover fare i conti con una nuova pietanza altrettanto indigesta. Sono anni di polemiche, nei quali, a dire il vero ci si scontra ferocemente su questa Euregio, senza che nessuno, sia tra coloro che la propongono sia tra coloro che l'avversano, abbia presente con chiarezza quali siano i contenuti politici reali del progetto. A Trento ovviamente le cose vanno in maniera molto diversa e, salvo una pattuglia sparuta di irriducibili bastiancontrari, tutti salutano con entusiasmo la nascita di un progetto che sancirà, irrevocabilmente questa volta, quell'aggancio internazionale dell'autonomia trentina della cui mancanza, all'ombra del Castello del Buonconsiglio, si soffre come una persona può patire l'assenza di un braccio o di una gamba.Tirolo-Südtirol-Trentino

Il tutto procede per qualche anno fino a quando, a metà degli anni '90, la polemica politica sembra perdere rapidamente quota e la collaborazione transfrontaliera torna entro quelli che sono i binari della normale esistenza di rapporti di buon vicinato tra regioni che condividono lo stesso spazio geografico, economico, culturale. Alcune cose certo vengono fatte. Si decide ad esempio di mettersi in condominio per la sede da creare a Bruxelles, presso l'Unione europea. Si varano, con alterna fortuna, alcune iniziative culturali, mostre itineranti, ricerche scientifiche e storiche.

Nulla di più, e anzi torna quella sensazione, già sperimentata dai tempi dell'ARGE ALP, per la quale quando arrivano sul tavolo i problemi sui quali gli interessi sono divergenti, la solidarietà euro regionale esce di scena, un po' come quegli assessori che, quando arriva il momento di decidere sul tema particolarmente controverso, fanno finta di ricevere una telefonata urgente per non doversi schierare.14393878010 b41a92bbcf

Abbastanza facile ad esempio vantare piena collaborazione su un tema come quello della realizzazione del tunnel del Brennero e del raddoppio ferroviario della Verona Monaco sul quale le regioni sono in linea di massima concordi. Più difficile rintracciare una politica comune in altri settori della politica dei trasporti. A Innsbruck, per esempio, non hanno ancora capito bene che bisogno avesse Bolzano di dotarsi di un proprio piccolo aeroporto quando quello del capoluogo tirolese è a un'ora di distanza dall'Alto Adige. Sempre i tirolesi poi non hanno ancora digerito, e probabilmente non lo faranno mai, la decisione bolzanina di far rimisurare a suo tempo l'iniquo confine del 1918, per poterli privare del grande richiamo turistico e scientifico costituito dalla famosa mummia del Similaun.

Due esempi, e molti altri potrebbero essere fatti a dimostrazione del teorema secondo cui l'unità euro regionale è una gran bella cosa ma solo finché non si scontra con interessi regionali, o provinciali nel nostro caso.

E così si procede, tra piccoli ritorni di fiamma, vertici, conferenze.

Ogni tanto l'Euregio, un po' come il loden, torna di moda. Accade soprattutto quando a Bolzano, a Trento, a Innsbruck, arrivano ospiti di riguardo. È un po', a pensarci bene, come l'argenteria ereditata dalla nonna, che normalmente si tiene ben chiusa nella madia. Viene tirata fuori lucidata e messa in bella mostra all'arrivo di qualche presidente della Repubblica o del consiglio. Adesso che nessuno grida più al pericolo di secessione, serve a far bella figura, a dimostrarsi più europeisti degli europeisti stessi, a poter parlare di superamento dei confini, degli antichi rancori, delle inimicizie storiche. È un ritratto di famiglia nel quale ci si specchia con soddisfazione ed autocompiacimento.

Poi arriva la sera, gli illustri ospiti ripartono e l'Euregio ritorna a splendere solitaria nell'oscurità della credenza di famiglia.