Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Introduzione

 

 

 

Le tre Leggi dell’Autonomia

 

* Prima Legge: l’Autonomia è un doveroso e parziale risarcimento che è stato riconosciuto ai Sudtirolesi di lingua tedesca e ladina in luogo dell’autodeterminazione, che avrebbe permesso loro di ricongiungersi alla Madrepatria Austria.

 

* Seconda Legge: in base alla Prima Legge, l’Autonomia e il suo governo sono riservati ai Sudtirolesi di lingua tedesca e ladina.

 

* Terza Legge: dato che l’Autonomia si applica su base territoriale, dei vantaggi da Essa arrecati possono approfittare, quando ciò non contrasti con la Prima e la Seconda Legge, anche gli altri abitanti del Sudtirolo, ovverossia i residenti di lingua italiana o i residenti di altre lingue. Per questo essi dovrebbero essere grati all’Autonomia.

 

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Introduzione

Fa male dover ammettere di aver sbagliato, di non aver capito. Fa male soprattutto quando l'errore commesso è praticamente eguale a quello per lungo tempo rimproverato ad altri.

Definivamo ingenui, io ed altri commentatori delle cose altoatesine, quei politici italiani che, alla vigilia dell'approvazione del secondo statuto di autonomia, si dicevano sicuri che, una volta messe le mani sulle garanzie richieste, i sudtirolesi avrebbero mandato in soffitta il loro partito di raccolta e si sarebbero divisi in una serie di formazioni politiche, simili a quelle che costellavano il panorama italiano e con le quali sarebbe stato più facile dialogare, allearsi, scontrarsi. Così non avvenne, ovviamente, e fallirono miseramente tutti i tentativi dei partiti italiani di far breccia nell'elettorato tedesco è ladino con la formula del voto interetnico.

Non sapevo, facendo allora quell'analisi, che qualche anno più tardi sarei caduto in pieno nello stesso errore.

Alla fine degli anni ottanta, tra mille tribolazioni e scontri, con il sottofondo quasi costante di attentati terroristici di dubbia origine, il processo di attuazione di quella seconda autonomia si andava completando. Sin quasi all'ultimo giorno di una trattativa fra Roma, Bolzano e Vienna che pareva non doversi concludere mai, si scontrarono sul campo, sia nello schieramento tedesco che in quello italiano, la volontà di chi voleva a tutti i costi chiudere la vertenza per non lasciare aperti pericolosi spiragli di tensione, e la tenacia di chi voleva invece lasciare la ferita sempre sanguinante nella speranza di poter ottenere qualcosa in più o magari di poter ribaltare in un ipotetico futuro l'intero castello così pazientemente costruito.

Facevo il tifo, devo ammetterlo per coloro che lavoravano allo scopo di chiudere la controversia. Le bombe degli anni 80, che avevo sentito scoppiare sin troppo vicine, mi avevano convinto che ad onta delle dichiarazioni di buona volontà di quasi tutti i politici quella altoatesina era una situazione troppo delicata per lasciarla per troppo tempo irrisolta sul piano internazionale. E poi, mi dicevo, quando fossero finalmente terminate le benevole ingerenze dei due governi nazionali, si sarebbe potuto iniziare a fare la politica altoatesina solo a Bolzano, coinvolgendo in modo efficace nell'autogoverno locale quelle forze italiane che avevano pagato per il loro autonomismo un pesantissimo prezzo elettorale, ma che ora avrebbero potuto dimostrare ai concittadini arroccati attorno alla fiamma del nazionalismo che si potevano proficuamente deporre le armi e le diffidenze di un tempo.

Questo lavoro è intitolato "La convivenza soffocata" ed è sin troppo facile cogliere il riferimento al libro scritto in quegli anni da un maestro del giornalismo politico come Piero Agostini, che parlava nel suo volume di “convivenza rinviata” proprio per dare il segno di quanto le infinite lungaggini connesse all'attuazione del pacchetto, avessero spostato in avanti il traguardo di quell'intesa tra i gruppi linguistici che in fondo doveva essere per gli uomini di buona volontà il vero scopo della nuova autonomia.

Ora parlare di un ennesimo rinvio non è semplicemente più possibile. Altri vent'anni sono passati e il progetto di un coinvolgimento reale nell'autogoverno locale di tutti i gruppi è semplicemente scomparso dal panorama politico. La SVP continua, con l'antica tenacia ma con metodi diversi e con alterne fortune, il suo eterno contrattare concessioni e competenze con i governi di Roma. Una Vienna perplessa e non di rado infastidita dall'atteggiamento dei sudtirolesi, si è ritirata sullo sfondo. Del gruppo italiano, come soggetto politico autonomo, si è semplicemente persa ogni traccia.

Questo lavoro vorrebbe essere un contributo per capire le ragioni di un'illusione i motivi per cui un progetto che pareva possibile è rimasto nei cassetti della politica.

 

 

Nota: i contributi in queste pagine del sito non verranno aggiunti seguendo un preciso schema temporale, ma piuttosto l'ispirazione e le cadenze delle ricerche dell'autore, che si riserva di riordinarli in chiave cronologica in un secondo momento.

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