Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Servilio - Editore

Servilio

L’editore

 

A Bolzano sono ormai in pochi a ricordarne il nome e il volto. Anche perché a Servilio Cavazzani, per oltre un ventennio proprietario ed editore del quotidiano Alto Adige, non è stata intitolata nemmeno una strada o una piazza. Eppure è innegabile che Cavazzani sia stato uno dei personaggi più rilevanti, nel secondo dopoguerra, in tutta la regione, uno di quegli uomini che in vari modi hanno contribuito a fare del Trentino Alto Adige quello che oggi è, nel bene e nel male.

Torneremo più avanti su questo curioso processo di rimozione di uno dei personaggi significativi di una comunità, quella italiana in Alto Adige, che di personaggi significativi non abbonda.

Vale dunque la pena di riscoprirlo con qualche più che sommario cenno biografico e con qualche notazione caratteriale, recuperata dai ricordi e dai discorsi che chi scrive, allora ragazzino, orecchiava dalle conversazioni degli adulti.

La figura esteriore era di quelle che incutevano soggezione. Alto, magrissimo, un pizzetto bianco ad ornare il mento e a dare al volto un'impronta di tipo risorgimentale. All'aspetto corrispondeva il carattere. Non era, Servilio Cavazzani, persona che desse facilmente confidenza o che si lasciasse irretire da quell'ambiente di scherzi e facili battute che sopravvive in ogni redazione giornalistica. Era naturalmente portato alla severità di comportamento e non tralasciava facilmente di ricordare a tutti, con le parole e con i fatti che lui, del giornale, era l'editore. Il padrone.

 SERVILIO

Una vocazione, quella dell'editoria, cui Cavazzani era arrivato in età più che matura e quasi per caso.

Nato ad Avio, nel basso Trentino, il 28 novembre del 1891, apparteneva ad una famiglia legata da sempre alla terra e ai suoi prodotti. Dovette sopportare in gioventù numerose traversie, tra cui una lunga prigionia in Russia, catturato sul fronte orientale, come molti altri trentini, mandati a combattere per l'Austria di cui erano sudditi. Ne uscì compromessa anche la sua salute fisica.

Nel primo dopoguerra fu tra i molti che salirono a Bolzano per impiantarvi attività economiche. Cavazzani, assieme ai fratelli, fu commerciante di vini, mantenendo sempre saldi legami con le terre d'origine e occupando posizioni di rilievo e di prestigio, nel movimento cooperativo e negli istituti di credito del Basso Trentino.

 

La svolta arriva con il secondo dopoguerra quando Cavazzani è designato dal partito repubblicano come rappresentante dell'organismo del CLN incaricato di gestire il quotidiano Alto Adige. Le vicende che accompagnarono la nascita del giornale sono note. Terminata la guerra, come in molte altre parti d'Italia, anche nel capoluogo altoatesino il Comitato di Liberazione Nazionale prese possesso di quanto era rimasto, in termini di strutture e macchinari del giornale fascista "la Provincia di Bolzano" pubblicato nel capoluogo altoatesino dagli anni 20 sino all'8 settembre del 1943.

A Bolzano come altrove, la gestione del giornale da parte del CLN non durò più di tanto. Ad ostacolarla due ordini di motivi: dissidi politici in primo luogo, con la frattura tra il fronte popolare, costituito da comunisti e socialisti, e le altre forze politiche che si faceva ogni giorno più pesante. C'erano poi, e furono probabilmente determinanti, problemi di carattere economico e gestionale. Nell'euforia della liberazione le questioni organizzative e finanziarie passavano in secondo ordine, ma con il trascorrere del tempo quello di realizzare un quotidiano appariva ogni giorno di più come un compito che esigeva capacità imprenditoriali, mezzi finanziari e collegamenti con la realtà nazionale e internazionale che erano ben oltre la portata di un piccolo gruppo di politici locali.

Erano le condizioni ideali perché un personaggio come Cavazzani, che imprenditore era e che aveva preso gusto a essere anche editore, si proponesse progressivamente come il punto di riferimento di un'operazione di rastrellamento delle quote della società che gestiva il quotidiano.

 

Iniziava così un'avventura che sarebbe durata un quarto di secolo e che avrebbe proiettato l’Alto Adige nell'Olimpo delle testate locali italiane. Cavazzani aveva ben chiaro in mente il tipo di giornale che voleva fare, sia per quel che riguardava i contenuti, sia per la grafica e di impaginazione. Il giornale era nato nel 1945 per rivolgersi alla comunità italiana dell'Alto Adige. Nel clima di fortissima tensione etnica di quegli anni l'Alto Adige, pur senza ricalcare le posizioni dei nostalgici del ventennio, fu subito molto critico nei confronti delle richieste e degli atteggiamenti che venivano dal gruppo di lingua tedesca che aveva trovato nella SVP la propria rappresentanza politica e nel quotidiano Dolomiten, diretto dal Canonico Gamper, la propria voce. Una posizione, questa, che quando Cavazzani assunse la proprietà intera o quasi del giornale non fece che accentuarsi. L'Alto Adige, in provincia di Bolzano, raccolse e amplificò la voce di quegli ambienti politici e istituzionali che vedevano nelle richieste avanzate in modo sempre più pressante dal mondo di lingua tedesca, nelle critiche all'autonomia regionale, nelle manifestazioni e nel ricorso alla tutela dell'Austria, tanti elementi che rischiavano di portare a un declino irrimediabile dell'italianità. Una posizione mantenuta senza cedimenti per tutto il periodo degli anni 50 e 60, quello, tanto per capirci, segnato dal crollo della prima autonomia, dagli attentati terroristici, dalla difficilissima ricerca di un nuovo equilibrio. Una posizione che, al giornale e al suo editore, valse anche il concreto appoggio in termini finanziari da parte del Governo. Va inquadrata in quest’ambito la nascita di una pagina in lingua tedesca, il “Blatt fuer Deutsche Leser” che doveva servire a minare il monopolio informativo del Dolomiten. Particolari interessanti sulle relazioni tra Cavazzani e gli ambienti governativi vanno emergendo dai documenti dell’Ufficio Zone di confine, operante in quegli anni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.giornale-alto-adige

Tutto questo a Bolzano, dove il giornale era nato e dove aveva mosso i suoi primi passi.

Cavazzani era però troppo legato umanamente e culturalmente al suo Trentino e troppo convinto che il giornale non potesse sostenersi solo uscendo nelle edicole di una provincia, per non guardare ai lettori di tutta la regione. E se in provincia di Bolzano il giornale aveva adottato per la sua testata il nome voluto da Ettore Tolomei per designare la parte più settentrionale della regione, nel Trentino quello stesso nome richiamava il foglio uscito sul finire dell'ottocento per diffondere idee e cultura liberali. Una vocazione antica che fu ripresa e ampliata in quegli anni, segnati in provincia di Trento da un'egemonia, quella cattolica e democristiana, che non era solo politica, ma anche culturale, sociale, economica. L'Alto Adige, che aprì ben presto redazioni fisse a Trento, Rovereto, Riva del Garda, fu la naturale alternativa allo strapotere dello scudo crociato, che aveva nel quotidiano l'Adige il suo organo di riferimento. Una contrapposizione giocata tutta sui temi di una cultura laica e liberale che nel Trentino cattolico aveva comunque una sua storia e un suo modo di essere. Nessun cedimento, si badi bene, alle voci che arrivavano dalla sinistra. Cavazzani era un laico ben ancorato ai principi dell'economia di mercato e del moderatismo politico. Il giornale però era comunque una voce diversa e sempre più apprezzata grazie anche alla presenza di alcune tra le firme giornalistiche che hanno fatto la storia del Trentino. Basti citare alcuni nomi: Franco de Battaglia, Luigi Sardi, Luigi Mattei ed un giovane roveretano, d’idee progressiste, che il fiuto di Cavazzani recuperò subito per la redazione di Bolzano. Si chiamava Piero Agostini.

 

Sbaglierebbe chi confondesse a questo punto Servilio Cavazzani con uno di quegli editori progressisti e di mano morbida, che non sempre, negli anni successivi, hanno fatto la fortuna dei giornali che sono stati chiamati a gestire.

Era un padrone vero, con tutte le asprezze che questo ruolo comportava in quegli anni nei quali nelle redazioni si entrava e dalle redazioni si usciva per la semplice e inappellabile volontà dell'editore, senza tutela alcuna da parte di contratti e sindacati. Una libertà gestionale della quale Cavazzani approfittò abbondantemente, cacciando dal giornale chi non gli garbava, ma anche assumendo, a Bolzano come a Trento, fior di professionisti.

Nel Trentino, oltre che con il giornale democristiano, la creatura di Cavazzani aveva dovuto vedersela anche con la concorrenza de il Gazzettino. In provincia di Bolzano invece il monopolio era stato assoluto per lungo tempo, interrotto poi dall'uscita in edicola dell'edizione altoatesina de l'Adige, che comunque non poteva contare sugli stessi numeri vantati nel Trentino. L'attacco più robusto venne però a metà degli anni 60 con un'operazione tutta politica, realizzata da quella parte della Democrazia Cristiana che spingeva per trovare un accordo con la SVP in vista della seconda autonomia e che pativa particolarmente l'opposizione del quotidiano di Bolzano. Con il supporto economico dell'Eni fu allestita un'edizione altoatesina del quotidiano Il Giorno, che riuscì a sottrarre all'Alto Adige diverse firme illustri. L'operazione si prolungò sino alla fine degli anni ‘60 e poi perse di significato con il raggiungimento dell'obiettivo politico e con il progressivo mutare delle posizioni dell'Alto Adige.giornale altoadige mer 14set

 

Servilio Cavazzani era editore attentissimo anche all'aspetto tecnico gestionale della sua impresa. Voleva in redazione giornalisti preparati ed era solito esigere da chi assumeva conoscenze della lingua tedesca e della stenografia, che, in quell'era pre-tecnologica, sostituiva i microfoni e i registratori di oggi. Eccellente era anche l'apparato tipografico. Quella dell'Alto Adige è stata per decenni una grande scuola di tipografia, nella quale hanno lavorato professionisti di indiscusso valore. Anche questo è un retaggio che si è perso in tempi recenti, nel silenzio generale. L'editore Cavazzani investiva nelle strutture della sua azienda. Aveva cura, ad esempio, di acquistare per le redazioni periferiche immobili situati nel centro storico delle località delle cui vicende dovevano narrare. Le redazioni dell'Alto Adige diventavano così anche punti di riferimento, di ritrovo. A Bolzano la sede principale di Lungotalvera San Quirino fu completamente ampliata e rifatta, per ospitare tra l'altro un macchinario tipografico, la cosiddetta rotativa, di modernissima concezione.

 

Il commerciante di vini Cavazzani, come qualcuno ogni tanto lo definiva con spregio, aveva in alta considerazione, infine, la cultura. Nella sede rinnovata del giornale, uno spazio vastissimo fu riservato ai libri che erano stati raccolti nel corso dei decenni. Nacque così la Biblioteca Contemporanea, che divenne rapidamente punto di riferimento per studiosi e studenti e che ospitava molto spesso nella sua sala dibattiti e convegni. L'editore Cavazzani amava i libri e ne stampò diversi, uno tra tutti quello dedicato alla storia dei bombardamenti degli anni 1943 -45 in regione, che offriva in dono agli abbonati.034

 

Ad onta del portamento riservato era uomo di grandi passioni. Quando sposava una causa, la propugnava a spada tratta, impegnandovi tutte le risorse del suo quotidiano. Fu così tra l'altro per la campagna di opinione a favore di un tracciato autostradale alternativo a quello poi realizzato per l'Autobrennero lungo la valle d’Isarco e che invece Cavazzani avrebbe voluto veder passare attraverso Merano e la Val Passiria.

Editore "puro", si era fatto conoscere ed apprezzare anche in campo nazionale, diventando vice presidente dell’ANSA e della Federazione italiana degli editori.

Sollecitato personalmente dal leader repubblicano Ugo La Malfa, di cui era amico da decenni, tentò anche il salto in politica, candidando alle comunali bolzanina del 1969 e risultando eletto nell'assemblea cittadina. Non fu oggettivamente un'esperienza felicissima, dato che Cavazzani era ormai anziano e provato nel corpo dalla malattia, ma soprattutto perché il suo carattere brusco e l'abitudine a comandare senza obiezioni ed impacci nelle sue aziende, mal si conciliavano con i riti e con i ritmi di un'assemblea spesso caotica e dispersiva come un consiglio comunale. Vi rimase due anni e poi diede le dimissioni per ragioni di salute. Le sue condizioni peggiorarono. Si spense il 9 febbraio del 1973. Tre giorni dopo fu sepolto nel cimitero di San Giacomo.

 

Con la morte dell'editore Servilio si chiude sostanzialmente l'avventura imprenditoriale della famiglia Cavazzani nel quotidiano Alto Adige. Il figlio Albino, che aveva diretto per lunghi anni il giornale, conscio di non avere le doti del padre, ma soprattutto persuaso che ormai l'epoca dei piccoli editori puri stava terminando, cedette rapidamente tutte le azioni. Il giornale passò di mano più volte per approdare infine alla catena dei quotidiani locali che fanno capo al gruppo Repubblica - l'Espresso.027

 

Da quei giorni sono passati quarant'anni. Non sono pochi, ma non sono neppure moltissimi in una città, Bolzano, che, dove e quando ha voluto, ha saputo proteggere e recuperare in maniera eccellente la memoria del proprio passato. Per Servilio Cavazzani questo sicuramente non è avvenuto. A lui non è stato intitolato neppure un vicoletto, quando invece strade e piazze portano i nomi di personaggi di caratura sicuramente inferiore o che con le vicende altoatesine hanno poco o nulla a che fare. Anche nel ricostruire, in occasione di anniversari e ricorrenze, la storia del quotidiano Alto Adige, il suo ruolo, che, lo ripetiamo, fu assolutamente fondamentale, è stato spesso taciuto o sottovalutato. Una memoria importante che si è dispersa come i libri della biblioteca che aveva fondato.

 

L'edificio di Lungotalvera San Quirino nel quale aveva anche scelto di andare a vivere e nel quale morì, è vuoto e abbandonato ormai da anni in attesa di imprecisabili operazioni edilizie. La piazzetta su cui si affaccia è stata di recente intitolata a Renato Mazzoni, già questore di Bolzano. Degnissimo personaggio cui però poteva esser reso onore anche altrove. Quello slargo poteva e doveva essere intitolato a Servilio Cavazzani editore.

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