Maurizio Ferrandi

Alto Adige - Storia e storie

Torna Umberto D

Torna Umberto D

 

 

L'annuncio, uscito sulla Stampa une settimane or sono, è passato quasi inosservato. Al prossimo festival cinematografico di Cannes verrà presentata una versione completamente restaurata di uno dei capolavori del neorealismo italiano: il film Umberto D di Vittorio De Sica. Sarà, speriamo, l'occasione per riparlare di uno dei personaggi più interessanti e poliedrici della storia della nostra regione nel 900. Parliamo di Carlo Battisti insigne glottologo, attivista politico e, nello stesso tempo, attore di cinema.743px-Umbertodi2

Un nome, quello di Battisti, che potrà evocare qualche ricordo solo nei più anziani . Eppure ci sono tutti i motivi per rileggerne con attenzione la biografia. Capovolgendo le date, iniziamo quasi dalla fine, dal Carlo Battisti attore, protagonista, come detto, di uno dei grandi capolavori del cinema italiano del dopoguerra. Era una prassi consolidata, come tutti sanno, per i registi del neorealismo quella di pescare protagonisti delle loro pellicole al di fuori della cerchia degli attori di professione. De Sica, Zavattini, germi, Rossellini ritenevano non di rado conferire alle loro opere un maggior carattere di verità e di aderenza alla realtà che volevano raccontare utilizzando i volti di persone prese dalla strada.

Così fu anche per il film girato da Vittorio De Sica all'inizio degli anni 50 e che narra della tragica e struggente vicenda in un pensionato ridotto in estrema povertà, che vive la sua condizione con grande dignità, consolato nelle sue crescenti afflizioni solo dalla compagnia di un piccolo cane. A questo personaggio, Umberto D, fu chiamato a dare il volto, dopo una lunga selezione, proprio Carlo Battisti.Carlo Battisti

Nato nel 1888 a Trento, ma originario di fondo in Val di Non, Battisti svolse i suoi studi all'Università di Vienna dove ebbi anche incarichi di libera docenza mai giunti a stabilità per la meritata fama di ardente irredentista che si era guadagnato sino dagli anni giovanili. Risale a quegli anni l'inizio una lunga collaborazione ed amicizia con un altro Trentino attivissimo tra le file dell'irredentismo e del nazionalismo: il roveretano Ettore Tolomei. Di quest'ultimo Battisti sviluppò soprattutto la passione per gli studi di toponomastica e glottologia che lo porteranno dopo numerosi cambiamenti ad assumere l'incarico di professore presso l'Università di Firenze. Nel corso di una lunghissima carriera accademica e grazie ad un enorme vitalità scientifica ebbe possibilità di divenire uno dei massimi studiosi italiani di quella difficile ma affascinante disciplina, che prova a raccontare le vicende storiche attraverso lo studio delle lingue, dei nomi di luogo e di persona, delle parole in ultima sostanza.

Battisti, però, fu tutt'altro che uno studioso asettico, rinchiuso nella torre d'avorio della sua disciplina. Sin da giovane, come abbiamo visto, aveva militato nell'irredentismo trentino ed anche tra le due guerre decisamente al fianco di Tolomei nella battaglia per l'italianizzazione dell'Alto Adige e nella polemica verso tutti coloro che specialmente tra i circoli tedeschi di Austria e Germania confrontavano le tesi sull'appartenenza geografica, storica e culturale delle terre fra passo del Brennero e la chiusa di Salorno all'Italia. Un impegno che Battisti portò avanti con decisione e vigore polemico anche nel secondo dopoguerra, quando Tolomei, gravemente compromesso con il fascismo, fu costretto ad abbandonare la direzione della sua rivista "archivio per la Alto Adige.images Fu Carlo Battisti a portarne la sede e la redazione presso l'Università di Firenze e a proseguirne la pubblicazione, che peraltro dura anche ai giorni nostri, sia pur contenuti del tutto scevri da ogni diretto riferimento politico. Non così si può dire per altre pubblicazioni dello studioso trentino, che fornirono la base per le polemiche antitedesche più vivaci negli anni 50 e 60 in coincidenza con la crisi della prima autonomia e le grandi ondate di attentati terroristici.

Tre volti diversi dunque per Carlo Battisti, attore del cinema neorealista, vigoroso polemista tra le file degli "italianissimi" sostenitori del confine al Brennero e infine insigne studioso della toponomastica e della glottologia italiane. Dopo la morte avvenuta nel 1977, è stato dimenticato e messo da parte in una stagione culturale e politica alla quale certe sue idee potrebbero indubbiamente provocare dell'imbarazzo. Non sembra un buon motivo per cancellarne la memoria e ben venga allora il restauro di un bellissimo film come quello di De Sica, se servirà a riportarne di attualità la figura.